Parole che sono me

"Abbiamo bisogno di contadini, di poeti,
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- Franco Arminio

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giovedì 6 luglio 2017

Fiore selvatico

Sin da bambina, quando con mio nonno G. guardavo gli spaghetti western, quelli con John Wayne, io ho sempre fatto il tifo per gli indiani, ero ipnotizzata dinanzi ai loro riti e alle loro sembianze, alla loro bellezza e selvatichezza.
Un pò più grandicella, verso i 14 anni, a scuola mi chiamavano Pocahontas, il mio mito dell'infanzia, la mia prima Musa ispiratrice (con il tempo sono venute poi Emily Dickinson, Virginia Woolf, Dorothy Parker, Frida Kahlo e tante altre). Pocahontas per via delle mie trecce nere, capelli fluenti, e della mia pelle olivastra, sempre baciata dal sole.
Crescendo sono divenuta un'appassionata e poi studiosa della cultura dei Nativi Americani: quel che più mi affascina è il loro rapporto con ogni più piccola cosa della Natura, tanto da racchiudere l'intero Cosmo nei nomi che si scelgono, e che possono mutare nel corso dell'esistenza. "Toro seduto", "Nuvola Rossa", "Cavallo Pazzo" mi ha sempre ammaliato questo incantesimo dei nomi, quasi a identificarsi in un'immagine che rispecchiasse l'essenza dello spirito, del carattere, dell'indole, quasi a riconoscere e prevedere una vocazione.
Da Nereide, perchè dall'acqua io provengo, ho scelto ora il mio di nome: Fiore selvatico.
Qui è racchiusa la mia storia, le mie origini, la mia indole.
I fiori di campo o selvatici, sono in grado di crescere, resistere ed espandersi in qualsiasi condizione ambientale, fioriscono perfino nelle pieghe del cemento, nei buchi dell'asfalto, si lasciano accarezzare dai capricci del vento, il mio caro magico vento, rallegrano un campo con i loro colori variegati, sono come sfaccettature della pietra di un diamante, non saprei dire a quale appartengo di più, se a un papavero, a un girasole, alla malva, alla ginestra al cardo. Ho sfaccettature di tutti loro.
I fiori selvatici rifiutano le descrizioni e le definizioni stereotipate, sono confini troppo stretti, a volte se ne stanno solitari ai bordi delle strade, è spesso difficile decifrarli, eppure stando in loro presenza senti la bellezza pervaderti.
Mi ricordano le passeggiata in campagna durante la mia infanzia, mi ricordano mia nonna Lena che raccoglieva piante e fiori, li annusava, capiva se fossero velenosi o meno, poi li portava a casa e li faceva rivivere nel suo giardino. Come facesse a far rinascere certe piante, ancora oggi non lo so, ma lo faceva, e per questo era magica ai miei occhi.
I fiori selvatici mi ricordano le mie radici. E alle radici non si può non dare ascolto...come certe parole che vengono a cercarti e sembrano parlare proprio di te.
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9 commenti:

  1. Vedi, quello che mi piace di te, cara Lena, è vedere quanto ti vuoi bene.
    Si percepisce, da ogni tuo scritto, che ami profondamente te stessa, la tua essenza e la tua esteriorità. Si sente che ti senti bella, e questo è tanto raro, perché troppo spesso ci sono pressioni a volerci convincere che non siamo abbastanza, che ciò che ci rende uniche in realtà sono difetti da nascondere, che bisogna vergognarsi del nostro corpo e volerlo plasmare per renderlo diverso.
    Il tuo modo di viverti, celebrarti, è tanto prezioso. se tutte facessimo così saremmo donne molto più felici, ci renderemmo conto che ognuna di noi è uno splendido...fiore ;).
    un abbraccio

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    1. Cara Letizia,
      Le tue parole sono un abbraccio :-*
      io non mi sento bella, assolutamente, e ho imparato ad amarmi per intero, ombre comprese. Ho compiuto un lungo percorso per avvivare a ciò...amo molto il mio mondo interiore, lo affermo con piglio forse presuntuoso, ma è semplice spontaneità, una presa di coscienza che ho da sempre e che ho espresso man mano con il tempo...rivendico la mia identità e le mie origini con forza. E se è vero che la scrittura ci permette di riflettere ciò che abbiamo dentro, sono felice che arrivi questo di me. Non celebro meramente me stessa, ma gli attimi eterni che vivo, i ricordi che voglio salvaguardare, la bellezza che ognuno/a di noi ha intorno, fuori e dentro. Semplicemente ho deciso di dedicarmi a cose belle, e coltivarle come un giardino per fiorire e rifiorire ogni volta che ce n'è bisogno. Non che la mia vita non abbia momenti di sconforto o debolezza, semplicemente la mia indole tende alla luce, anche da un pozzo buio e profondo.
      Un abbraccio

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  2. Mi piacciono i campi incolti, i fiori selvatici che punteggiano l'erba con quella grazia che nemmeno un giardiniere saprebbe riprodurre... io quando ero piccola, mi sentivo una margherita di campo...
    A presto

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  3. ...i fiori selvatici, così come li definisci tu, sono in assoluto i miei preferiti e i più belli . Io li chiamo i fiori di campo, quelli che non hanno bisogno di niente e di nessuno per esserci ...e per stupire ....
    Mannaggia se fossi passata prima ...avrei fatto il nocino o nocillo come consigliavi tu ...ho una pianta di noce enorme al cancello e ho pensato a lungo di fare un po' di nocino ma non l'ho mai fatto ...il prossimo anno ....Buona estate!!!

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    1. Franca Rita sei sempre in tempo per il nocillo!
      Sì i fiori di campo li amo.....sento di appartenere a loro...
      Un abbraccio, buona estate anche a te, grazie!

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  4. Ciao Lena, giusto un saluto. Ti sento bella, concentrata e cresciuta. Brava, continua così, per questa strada. Io ti seguo in silenzio, quando capita. Forse siamo nate sotto il segno dei fiori (come scriveva Cristina Campo, che ti consiglio) e non dei Pesci ;-) Buona estate e buona vita. Clara

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    1. Oh, Clara, quanto mi sei mancata!
      Le tue parole mi commuovono e mi stringono come un abbraccio...grazie.
      Cristina Campo la conosco e leggo "Lettere a Mita".
      Già forse è così siamo nate sotto il segno dei fiori.
      Anche io ti seguo sempre.
      Un abbraccio luminoso, mia cara.

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    2. Oh, Clara, quanto mi sei mancata!
      Le tue parole mi commuovono e mi stringono come un abbraccio...grazie.
      Cristina Campo la conosco e leggo "Lettere a Mita".
      Già forse è così siamo nate sotto il segno dei fiori.
      Anche io ti seguo sempre.
      Un abbraccio luminoso, mia cara.

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La felicità è nelle cose semplici.
A te che passi di qui, grazie.